Scintille di Sicilia
Non è facile per nessuno, ormai, tenere testa alla rabbia dei forconi, ai mille e mille padroni, padroncini o semplici disperati che dalla Sicilia marciano verso il continente con il preciso scopo di infilzare quelli che “si mangiaru ’i picciuli, i nostri picciuli”: quelli cioè che, per mantenere in vita privilegi e clientele, hanno svuotato le casse pubbliche e non hanno lasciato nemmeno un euro per fronteggiare, magari con un bonus, il pesante aumento del carburante.
17 AGO 20

Non è facile per nessuno, ormai, tenere testa alla rabbia dei forconi, ai mille e mille padroni, padroncini o semplici disperati che dalla Sicilia marciano verso il continente con il preciso scopo di infilzare quelli che “si mangiaru ’i picciuli, i nostri picciuli”: quelli cioè che, per mantenere in vita privilegi e clientele, hanno svuotato le casse pubbliche e non hanno lasciato nemmeno un euro per fronteggiare, magari con un bonus, il pesante aumento del carburante. Prima, ai tempi delle vacche grasse, se Mariano Ferro o Peppino Richichi bloccavano con i loro Tir mezza Sicilia, arrivava nel giro di poche ore un sindaco o presidente della regione pronto ad aprire quantomeno una linea di credito assistenziale. E il mondo si aggiustava. Oggi, dopo che “si mangiaru ’i picciuli”, non c’è più una lira né per gli agricoltori né per gli autotrasportatori. C’è solo il deserto. Non c’è più nemmeno l’interlocutore politico. Con la banalissima scusa che i partiti hanno fatto un passo indietro e che ora comandano i tecnici, Ferro e Richichi non sanno più quale santo abbracciare. E allora “forza con i forconi, forza con la rivoluzione”.
In Sicilia, a dire il vero, avrebbero potuto fermarli. Ci ha provato Ivan Lo Bello, leader molto autorevole di Confindustria, sollevando il rischio di infiltrazioni mafiose. Ma l’altra sera da Gad Lerner i due capipopolo, chiamiamoli così, gli hanno risposto colpo su colpo e hanno elencato ben altre collusioni. Proprio così: collusioni tra chi sta al governo e dice di volere liberalizzare l’economia e chi se ne sta ben riparato dietro le proprie rendite di posizione e continua a “lucrare sul nostro lavoro, sui nostri redditi, sulla nostra pelle”. Sul popolo dei forconi – padroni, padroncini e semplici disperati – si è scaricata in quest’ultimo mese una lunga serie di aumenti, talmente elevati e immotivati, da risultare automaticamente insopportabili. E’ schizzato alle stelle il carburante, con il prezzo della benzina che tocca ormai un euro e ottanta al litro. Sono aumentati del 13 per cento i pedaggi autostradali ed è lievitato di quasi il 30 per cento il costo delle assicurazioni. “E’ il nostro triangolo mortale”, si legge sui parabrezza dei Tir in rivolta. Ma il governo, che pure ha saputo mostrare tanta determinazione per “spezzare i privilegi di tassisti, notai e farmacisti”, come mai non è riuscito a torcere nemmeno un pelo a petrolieri, compagnie di assicurazione e monopolisti delle autostrade? La scintilla siciliana ora brucia su questa catasta di legna.
In Sicilia, a dire il vero, avrebbero potuto fermarli. Ci ha provato Ivan Lo Bello, leader molto autorevole di Confindustria, sollevando il rischio di infiltrazioni mafiose. Ma l’altra sera da Gad Lerner i due capipopolo, chiamiamoli così, gli hanno risposto colpo su colpo e hanno elencato ben altre collusioni. Proprio così: collusioni tra chi sta al governo e dice di volere liberalizzare l’economia e chi se ne sta ben riparato dietro le proprie rendite di posizione e continua a “lucrare sul nostro lavoro, sui nostri redditi, sulla nostra pelle”. Sul popolo dei forconi – padroni, padroncini e semplici disperati – si è scaricata in quest’ultimo mese una lunga serie di aumenti, talmente elevati e immotivati, da risultare automaticamente insopportabili. E’ schizzato alle stelle il carburante, con il prezzo della benzina che tocca ormai un euro e ottanta al litro. Sono aumentati del 13 per cento i pedaggi autostradali ed è lievitato di quasi il 30 per cento il costo delle assicurazioni. “E’ il nostro triangolo mortale”, si legge sui parabrezza dei Tir in rivolta. Ma il governo, che pure ha saputo mostrare tanta determinazione per “spezzare i privilegi di tassisti, notai e farmacisti”, come mai non è riuscito a torcere nemmeno un pelo a petrolieri, compagnie di assicurazione e monopolisti delle autostrade? La scintilla siciliana ora brucia su questa catasta di legna.